Sono Sara e sono nata a Brescia nel 1998.

Sin da piccola ho notato che l’espressione verbale non faceva per me. Ho trovato così il modo di comunicare attraverso il disegno quando mi è stato dato un compito, in prima elementare, nel quale dovevo creare un’illustrazione per un tema che avevo composto: è stato un momento fondamentale proprio perché quello schizzo riusciva a parlare e trasmettere molto più di quanto avevo scritto.

Da quel momento in poi, sia nelle ore scolastiche che nel mio tempo libero, ho iniziato a “scarabocchiare” su quaderni, riviste, post-it e su qualsiasi tipo di supporto cartaceo; era una pratica che riempiva le mie giornate e che con il tempo è diventata quasi indispensabile e inevitabile. Dopo aver intrapreso un percorso di tipo artistico, all’ultimo anno di liceo ho sentito che la carta non mi bastava più: volevo lasciare un segno sul corpo delle altre persone attraverso la mia arte e così è iniziata la mia formazione da tatuatrice.

Ho sempre percepito il corpo in generale, soprattutto il mio, come una tela spoglia da riempire e decorare, non tanto per una finalità estetica quanto per la necessità di celebrarne l’ unicità; come se il nostro corpo dovesse parlare di noi tramite le raffigurazioni che decidiamo di imprimere su di esso.

Lo stile che propongo è influenzato anche dalle mie passioni quali la musica, il cinema, la fotografia, i dipinti e le illustrazioni di fine ‘800. Di questi colgo le emozioni e le icone che mi trasmettono il tormento, la passione, l’incomunicabilità tra un soggetto e l’altro, il vuoto creato da una mancanza: da qui nasce il nome d’arte WIDOW (vedova); i miei sono personaggi malinconici a cui mancano alcuni tratti caratteristici del volto, in particolare gli occhi e la bocca, rappresentativi dei due sensi che più spesso utilizziamo per interagire con ciò che ci circonda.

Prediligo soggetti con forme fluide e semplici, benché dal tratto grafico e definito.

Credo che il tatuaggio non debba seguire per forza una corrente di stile già esistente, ma creare un ponte tra la mia estetica e l’emozione di chi decide di affidarsi a me così che, grazie a questa sintonia, si possa realizzare qualcosa di davvero personale e non stereotipato.